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Così venisti al mondo
da tanti luoghi vieni,
dall'acqua e dalla terra,
dal fuoco e dalla neve,
da così lungi cammini
verso noi due,
dall'amore terribile
che ci ha incatenati,
che vogliamo sapere
come sei, che ci dici,
perchè tu sai più
del mondo che ti demmo.
Pablo Neruda
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
il palloncino rosso

 

Cesare Evangelisti

 
 

C'era una volta un piccolo pallone rosso che abitava in un paese lontano lontano, in una piccola casa carina carina, assieme a tanti altri piccoli palloncini.
Ma questo palloncino, che era rosso e carino, dopo che aveva giocato tutto il giorno, si sentiva triste triste, perchè nella casa piccina non aveva nè la mamma nè il papà.
Un bel giorno il palloncino vide passare un Grande Condor Bianco e a gran voce lo chiamò.
Il Condor , grande e maestoso nel cielo vide da lassù il piccolo palloncino rosso e scese planando leggero, fino a posarsi sul grande e vecchio albero che faceva ombra a tutti i piccoli palloncini che giocavano nel giardino.
- Che cosa vuoi da me ? - tuonò il Grande Condor Bianco rivolto al palloncino.
Il piccolo pallone aveva un pò paura del Grande Condor, anche perchè aveva dei grandi artigli affilati e un becco che avrebbe potuto tagliare in due un albero, ma si fece coraggio e gli domandò:
- Tu che sei il Grande Condor Bianco e che vedi tutto da lassù nel cielo, perchè non mi trovi una mamma e un papà ? -
Il Condor ci pensò un pò su, e, lisciandosi le piume con gli artigli, rispose con voce possente:
- E tu cosa mi darai in cambio ? -
Il piccolo pallone non aveva nulla da dargli e non sapeva cosa dire, ma il vecchio albero, che aveva guardato incuriosito la scena, gli suggerì piano piano da un rametto:
- Dagli tutto l'amore che hai -
Il palloncino guardò il Grande Condor e gli disse solennemente:
- Ti prometto che ti darò tutto il mio amore -
Il Grande Condor Bianco spalancò improvvisamente le ali e, oscurando il cielo con tutto il corpo tuonò:
- Va bene, accetto il patto: ti troverò una mamma e un papà e te li porterò. In cambio tu dovrai darmi tutto l’amore di cui sarai capace.
E così dicendo, si levò in volo, scomparendo a breve nell'azzurro del cielo.
Passarono i giorni, e mentre il piccolo palloncino continuava la vita di sempre, il Grande Condor Bianco attraversava i cieli di paesi sempre più lontani, volava sopra mari e montagne, sotto il sole cocente e sotto la pioggia, e ogni tanto si posava a terra e chiedeva agli animali e alle piante:
- Sapete se in questo posto ci sono una mamma e un papà pallone ?
Tutti rispondevano che non li conoscevano, e che non sapevano dove potevano essere. A dire il vero nessuno poteva mentire al Grande Condor Bianco, perché il Grande Condor Bianco faceva un po’ paura a tutti gli animali e a tutte le piante del mondo.
Un giorno, il Grande Elefante Africano, che non aveva paura del Condor ma gli voleva comunque bene, la chiamò e gli disse: - Il Leone conosce un paese dove ci sono mamme e papà palloni, prova a cercarlo e a chiederglielo.
Allora il Condor , che è il Re del cielo ma è anche gentile, ringraziò si mise a cercare il Leone con la sua vista acutissima.
Il leone, che è il Re della foresta, vide arrivare il Grande Condor Bianco che si posò su un ramo vicino a lui.
- Conosco il paese dei palloni – disse il Leone al Condor - ma dovrai volare oltre quelle montagne laggiù, e oltre il mare che c’è dopo, e oltre le isole che ci sono dopo, fino ad arrivare nel paese dei palloni, ma ora mangia, che mi sembri affamato.
Il Condor e il Leone mangiarono assieme poi il Condor ringraziò il leone e si alzò in volo.
Volò allora oltre le montagne, oltre il mare e oltre le isole, fino ad un piccolo paese meraviglioso, dove c’erano tanti palloni di tutti i colori possibili: ce n’erano di blu come il mare e di bianchi come la neve, di verdi come le foglie degli alberi e di azzurri come il cielo, di gialli come i fiori del campo e di rossi come il sole la sera.
Il Condor volò sopra il paese dei palloni e grazie alla sua vista acutissima trovò una coppia di palloni che passeggiava sola soletta in un parco nella città dei palloni, planò veloce e si posò vicino a loro.
- Sono il Grande Condor Bianco – disse con voce tuonante il Condor , che era gentile ma non proprio modesto – e sto cercando una mamma pallone e un papà pallone.
La mamma pallone fece un grido di paura e il papà pallone si fece avanti, anch’esso un po’ timoroso per vie degli artigli ecc ecc e chiese alla Grande Condor Bianco:
- Siamo una mamma pallone e un papà pallone, ma non abbiamo un palloncino. Ne conosci forse uno ?
Allora il Condor disse: - salite sopra di me, un piccolo palloncino vi sta aspettando.
I due palloni si gurdarono un attimo e oplà, salirono sulle morbide ali del Condor , che decollò.
Sorvolando tutto quello che aveva sorvolato nel viaggio di andata, il Grande Condor Bianco volò senza soste fino alla piccola casa carina dove viveva il piccolo palloncino rosso e con una picchiata velocissima si posò con leggerezza sullo stesso ramo del vecchio albero dove aveva visto la prima volta il piccolo palloncino rosso.
Mamma pallone e papà pallone scesero a terra, un po’ scossi, e si guardarono attorno: in un angolo del giardino c’era il piccolo palloncino rosso che stava giocando con un balocco di legno.
Si avvicinarono e chiamarono il piccolo palloncino, che li guardò sorpreso: - chi siete ? – chiese con una vocetta sottile e timorosa, ma vedendo dietro di loro il Grande Condor Bianco capì tutto: erano la sua mamma e il suo papà.
Si abbracciarono felici e, salutati i piccoli amici della casetta carina, tornarono verso il Grande Condor Bianco.
- Grazie – disse il piccolo pallone rosso – ma adesso ti devo dare tutto il mio amore.
- Ti lascio il tuo amore – disse il Grande Condor Bianco – ma dovrai donarlo alla tua mamma e al tuo papà, per sempre.
- Anche noi ti ringraziamo – disse la mamma pallone – e ti promettiamo che ameremo nostro figlio con tutti noi stessi.
Il Grande Condor Bianco aprì le ali e le battè forte in segno di approvazione, poi disse:
- Venite, vi porto a casa – e mentre la nuova famiglia si accomodava sulle ali del Grande Condor Bianco, questo, non vista da nessuno, strizzò l’occhiolino al vecchio albero del cortile della casa carina che, attraverso un rametto gli sussurrò piano piano:
- Alla prossima !!!
E scomparve così, nell’azzurro del cielo.